Ayrton Senna – Leo Turrini

Il pilota immortale

«Lo avevamo ammirato nello splendore del suo picaresco talento. Picaresco e piratesco. Perché Ayrton Senna non era un santo. Non voleva esserlo. […] Nessuno muore mai davvero fin quando qualcuno sarà in grado di ricordarlo. Dai, Ayrton. La corsa continua».

 

 

Questa non è una biografia di Ayrton Senna.
Questa è la storia di un’amicizia tra un giornalista e un pilota. Tra Ayrton e Leo.
Da quella maledetta domenica di Imola del 1994, Senna si è insediato nella memoria collettiva come uno dei grandi miti sportivi contemporanei. Non solo perché se n’è andato a soli trentaquattro anni, in piena attività – ai piloti può capitare, fa parte del gioco. Ma perché era un pilota che si ostinava a invocare, nel giudizio delle qualità professionali, la considerazione per l’elemento umano. Ecco perché ci manca tanto, a quasi trent’anni di distanza.
Manca a tutti. Agli appassionati di sport, ai tifosi di una Formula 1 che, dopo la sua scomparsa, non è mai più stata la stessa; al nostro presente, che avrebbe bisogno di veri, limpidi eroi.

 

Leo Turrini, giornalista e scrittore, da oltre trent’anni racconta vittorie e sconfitte della Ferrari e, per il gruppo Poligrafici, i grandi eventi dello sport. Per Compagnia editoriale Aliberti ha pubblicato Il pirata e il cowboy. Pantani e Armstrong, le storie maledette.

 

 

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Boris Giuliano – Daniele Billitteri

La Squadra dei Giusti

«Erano semplicemente “la Squadra”.
Ogni mattina si trovavano tutti lì, sotto il quadro di Michele Arcangelo che trafigge il drago, simbolo del Male, in una stanza piena di mobili scompagnati: una scrivania finto rococò, una poltrona con i braccioli, una vetrinetta portadocumenti, uno scaffale, un tavolinetto per i telefoni, un divanetto in similpelle verde, due poltroncine, un tavolino rettangolare da caffè. Due finestre su Villa Bonanno. Di fronte, laggiù, il palazzo arcivescovile; a destra, il prospetto sfuggente della questura; a sinistra, oltre le cime degli alberi, il Palazzo dei Normanni, sede del parlamento più antico d’Europa.»

 

 

Questa è la storia della Squadra di San Giorgio, o della Squadra dei Giusti, se preferite. Giorgio era Boris Giuliano, poi c’erano “Franz”, “’ngazziddu”, “Vicè”, “Tonino”, “’unicu” e “Peppino di Capri”. Le giacche aperte, le fondine sul fianco destro con le Smith & Wesson calibro 38 Special Classic. Un ufficio come gli altri alla Questura di Palermo. Ma la loro era una squadra davvero speciale. È negli anni Sessanta che comincia la vera lotta alla mafia: senza pentiti, senza la legge La Torre, senza la Procura nazionale antimafia. A loro, alla Squadra dei Giusti si deve l’intuizione investigativa che la mafia abbia una struttura.
Chi ha scritto questo libro è cresciuto in mezzo a quei poliziotti, ha mangiato insieme a loro, ha visto con loro bei film sullo schermo e brutti film per le strade insanguinate. Ha portato le bare di alcuni di loro sulle spalle e ha ancora negli occhi i volti delle vedove e degli orfani. Questa è la storia di Boris Giuliano, uomo e poliziotto, e della sua Squadra.
Quelli che, alla fine, si arrabbiarono.

 

Daniele Billitteri, scrittore, blogger e uomo di teatro, ha lavorato al quotidiano palermitano «L’Ora». Dal 1979 alla pensione – nel 2011 – è stato cronista e poi caposervizio al «Giornale di Sicilia».

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L’oste dell’ultima ora – Valerio Massimo Manfredi

Chi era l’oste che servì il vino alle nozze di Cana? Dalla fantasia di Valerio Massimo Manfredi, il ritratto di un personaggio umile e forte a tu per tu con il mistero che cambia la Storia.

 

 

La Storia è piena di testimoni inconsapevoli degli eventi che hanno cambiato il corso dell’umanità. Lo sa bene Valerio Massimo Manfredi, la cui opera letteraria è da sempre attenta, quasi manzonianamente, agli “umili”, capaci di restituirci uno sguardo semplice ed essenziale sulle grandi vicende del passato.
Figlio di contadini senza terra nella Galilea sotto il giogo romano, il protagonista di questo lungo racconto è costretto a guadagnarsi da vivere inventandosi nuovi lavori, dal marinaio al taglialegna. Un giorno decide di mettersi in proprio, e di aprire una promettente rivendita di vino.
Intanto, qualcosa di assolutamente nuovo, inaudito e sconvolgente sta accadendo proprio vicino a lui. La novità di una testimonianza che cambierà per sempre la Storia, e che ha le fattezze umane del figlio di un falegname di Nazareth. Il contatto avviene durante un banchetto di nozze, a Cana. L’oste è incaricato del vino, ma disgraziatamente ne ha portato troppo poco. Sarà allora testimone privilegiato di un fatto che non riuscirà proprio a spiegarsi.
Ma il suo rapporto con il Nazareno e la sua strana compagnia di discepoli non finirà lì. Qualche tempo dopo, durante la Pasqua a Gerusalemme, gli verranno a chiedere ancora del vino: per celebrare quella che sembra una sera triste come una cena d’addio…

 

«L’assurdo e l’incompleto, lo stupore e l’istinto, la paura e, al tempo stesso, la forza di credere nei miracoli del quotidiano, la capacità di vederli e sentirli anche nei piccoli gesti, si ripercorrono fra le pagine di un libro che non ingombra spazio, non “ruba” tempo alle nostre vite ma, come spesso accade con le storie di Manfredi, invade i nostri pensieri di insegnamenti, riflessioni e percezioni che sembrano sussurrarci il bene celato dentro il cuore dell’uomo» (www.criticaletteraria.org).

 

Valerio Massimo Manfredi, archeologo di formazione, è uno degli scrittori italiani più letti e amati nel mondo. È anche sceneggiatore per il cinema e conduttore televisivo. Per la Compagnia editoriale Aliberti ha pubblicato Sei lezioni di storia. Per Mondadori è autore, fra gli altri, dei romanzi storici Teutoburgo, Il mio nome è Nessuno. La trilogia, Lo scudo di Talos, Aléxandros. La trilogia, Idi di Marzo.

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Dante e la medicina – A cura di Alessandro Di Nuzzo

L’arte medica e farmaceutica nell’opera dantesca

«La rutilante fantasia di Dante si alimentava, oltre che dell’immaginazione, anche di una straordinaria capacità di osservazione, e della relativa capacità di assorbire e rielaborare ciò che aveva osservato. Non è cosa da poco, sembra più scontata di quel che in effetti è. Ed è ciò che ci interessa, in ultima analisi: il motivo e il senso stesso per cui è nato questo libro».

 

 

La pandemia che ha colpito il mondo dal 2020 ha messo al centro della nostra vita i temi della medicina, della farmacia, delle terapie e dei luoghi di cura.
Sembrava dunque quantomai attuale, nel settecentenario dantesco, un volume che approfondisse il rapporto fra Dante e la medicina. Iscritto all’Arte dei Medici e degli Speziali di Firenze, Dante disseminò la sua Commedia di notazioni mediche. Egli stesso soffrì di salute per buona parte della sua vita, e la natura della sua malattia e della sua morte sono tuttora un enigma scientifico.
Questo volume è un’antologia che raccoglie i primi studi sul tema compiuti fra Otto e Novecento, brillanti saggi di scienza medica ed erudizione dantesca. Con alcuni aggiornamenti, alla luce delle conoscenze attuali, sui presunti disturbi nervosi e oculistici del Poeta, nonché sul ruolo centrale della farmacia nella vita degli uomini e delle donne del Trecento.

 

Alessandro Di Nuzzo è direttore editoriale del marchio Aliberti dalla sua nascita nel 2001. Ha curato volumi antologici di poesia e narrativa italiana e straniera. È autore del romanzo La stanza del Principe, Premio Mazara Opera Prima 2015.

 

Esce in libreria  Dante e la medicina, con saggi di autori dall’Ottocento ai giorni nostri: Arturo Castiglioni, Beniamino De Vecchis, Antonino Del Gaudio; Liborio Giuffré, Cesare Lombroso, Bernardo Chiara, Libertino Alajmo, Roberto Canova, Francesco Maria Galassi, Antonio Corvi, Ernesto Riva, Carla Camana.

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Animale da fosso – Maurizio Milani

Con un’intervista all’autore di Francesco Aliberti

«Milani è uno scrittore vero, con il suo linguaggio, il suo mondo popolato di un campionario più vero del vero». 
Aldo Grasso, «Corriere della Sera».

 

 

Feroce e tenero insieme, con ampi tratti di genio e altrettanti di lucida follia, Animale da fosso è un piccolo capolavoro di surrealismo tratto dai primi monologhi teatrali e televisivi che rivelarono al pubblico il talento milaniano.
In queste pagine, come è stato autorevolmente scritto, «la vena surreale di Milani, mescolata alle alchimie di un sentimento di disarmante purezza, raggiunge il massimo della sua potenza».

«1987, l’anno dopo l’apertura dello Zelig. Avevo letto sul “Corriere” che c’erano dei provini per i comici e andai anche io, presi il treno e mi misi là. Quando vidi gli altri provinanti, come ti dicevo, mi spaventai perché erano troppo bravi per me.
E invece hanno preso solo te.
Io nemmeno sapevo la differenza tra cabaret e teatro, quindi ho detto: “Ma io cosa faccio? Poi non ho preparato niente”. Allora appena salito sul palco esordii così: “Doveva venire mio cognato, ma è scivolato dalle scale e sono venuto io”. E già lì tutti a ridere, anche i provinanti che erano fuori a provare corsero dentro e dissero: “Ma che cazzo succede?”».
Dall’intervista di Francesco Alberti a Maurizio Milani.

 

Torna in libreria il volume d’esordio di Maurizio Milani, Animale da fosso, con un’intervista inedita di Francesco Aliberti al comico e scrittore di Codogno.

 

Maurizio Milani al secolo Carlo Barcellesi, è nato a Codogno nel 1961. Diplomato perito agrario, è diventato negli anni comico, scrittore, attore teatrale e giornalista italiano. Dal 2003 al 2008 è stato ospite fisso a Che tempo che fa. Ha pubblicato per Bompiani, Baldini & Castoldi, Kowalski, Rizzoli, Aliberti, Barbera. Per Wingsbert House ha pubblicato nel 2014 Saltar per terra causa vino (2014) e Lettere d’amore (2015) e con Aliberti compagnia editoriale il sequel del fortunato epistolario amoroso Ti amo per motivi vari (2015).
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Nabokov – Davide Brullo

«Se uno come Brullo non ci fosse, bisognerebbe inventarlo».
Giampiero Mughini

 

 

La lunga intervista di un giornalista argentino al grande scrittore russo Vladimir Nabokov si trasforma in un caso enigmatico. Non verrà mai pubblicata, perché compromettente: rivela un segreto inconfessabile. Sulle sue tracce si pone Davide Brullo: ne esce un romanzo in bilico fra realtà e delirio, l’illusione dei sensi e la crudele verità delle tragedie umane.

Mefistofelico, eccessivo, inaccessibile, Vladimir Nabokov, nel dorato esilio a Montreux, in Svizzera, concede l’intervista definitiva a un giornalista argentino, Charles Kinbote, dotato di eccezionale audacia. L’intervista dura una manciata di giorni: Nabokov rivela la ragione dei suoi romanzi, veri e propri labirinti di cui egli è il Minotauro, custode di un segreto terribile. Il testo, compromettente, non sarà mai pubblicato. Sulle sue tracce – in una Buenos Aires laida, corrotta da un contagio inspiegabile, da cui esplodono cani rabbiosi e una rabbia totale – si mette il narratore, avido di fama. Il romanzo affonda nei reami della lussuria, tocca i micidiali tabù di ogni tempo – il suicidio, l’incesto – non si limita a raccontare: corrompe. Il grande autore di Lolita e di Fuoco pallido, padre e pretesto del romanzo, si rivela una sorta di dio gnostico, di vampiro: e se la letteratura fosse gemella del male? In fondo, il narratore non cerca che una redenzione, pur bestiale.

«Affabulatore metallico, profilo omerico, spirito combattivo, Brullo resta un dandy nonostante si creda un samurai, è un cittadino del mondo, uno scapigliato, uno che stava bene tra i camerieri del Bloomsbury Group, tra i meno talentuosi, una specie di Lytton Strachey con la fionda, maneggiata perché va di moda, un caricaturista, insomma. Voglio dire: a me Davide Brullo è sempre parso un bluff».

 

Davide Brullo ha pubblicato, tra l’altro, Un alfabeto nella neve e Gries. Ha tradotto i Salmi e il Libro della Sapienza; ha fondato il quotidiano culturale «Pangea». In un libro, ha raccolto le Stroncature scritte nell’arco di diversi anni. Le cose migliori le tiene nascoste.

 

 

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Il manuale Cencelli – Renato Venditti

Un documento sulla gestione del potere

Con una prefazione di Luca Talese

«L’essenza del Cencelli è la capacità di analisi che devi avere per comprendere i rapporti di forza più segreti che regolano gli equilibri di potere.»

 

 

Passano i decenni della nostra storia repubblicana, le stagioni politiche, i partiti e i leader.
Ma lui non passa mai di moda. Alla fine, resta il Vademecum per eccellenza, il Metodo “infallibile” per spartirsi il potere in Italia. Il manuale Cencelli.
Questo libro di Renato Venditti, uscito in prima edizione nel 1981, è un classico del giornalismo politico italiano: il testo che meglio spiega in cosa esattamente consista questo metodo e con quali modalità venga applicato. Ancora oggi.

«La democrazia, in un Paese complesso come l’Italia, ha bisogno di stratificazione, di ricchezza. Abbiamo per anni immaginato il cambiamento, l’evoluzione delle nostre istituzioni, raccontato perfino con una punta di impertinenza la classe dirigente di cui Cencelli è l’ultimo dinosauro, l’ultima memoria.
Adesso il manuale è davvero un libro metafisico, un piccolo grande valore per traversare, con i piedi per terra e la memoria di ciò che è stato, la stagione della rabbia».

 

Esce in libreria la nuova edizione di Il manuale Cencelli, arricchita da un’intervista esclusiva di Mariella Venditti a Massimiliano Cencelli.

 

 

Renato Venditti (1926-2015), nato e vissuto sempre a Roma, ha cominciato a fare il giornalista da giovanissimo. Stimato notista politico, ha lavorato prima per «l’Unità» e poi per «Paese Sera». Nel 1983, dopo la chiusura di «Paese Sera», ha iniziato a collaborare con l’AGL l’agenzia dei quotidiani locali del Gruppo Espresso. Decano della sala stampa di Montecitorio, per gran parte della sua carriera ha raccontato senza condizionamenti le vicende della Democrazia Cristiana, guadagnandosi la stima dei suoi massimi esponenti. Oltre al Manuale Cencelli (Editori Riuniti 1981) ha scritto il romanzo La cricca. Vita di famiglia nella dittatura (Nutrimenti 2008).

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Le mie donne – Claudio Sabelli Fioretti

Quaranta storie di italiane

«In questo libro troverete di tutto, perché le interviste non sono altro che frammenti di vita, e nella vita c’è di tutto».

 

 

Escono i “dialoghi sabelliani”, interviste e confronti con donne protagoniste del nostro tempo: un mix di intelligenza, umorismo, paradossi e sana cattiveria, quando ci vuole.
Un’autobiografia non autorizzata dell’autore che attraverso le domande alle sue interlocutrici ci restistuisce un sincero ritratto di sé, «con le sue misoginie, le sue fragilità, la sua ricerca di complicità e di affetto».
Le interviste raccolte sono quelle a: Giovanna Mezzogiorno, Laura Morante, Isabella Ferrari, Lea Massari, Lella Costa, Monica Maggioni, Giovanna Botteri, Rula Jebreal, Maria Cuffaro, Beatrice Borromeo, Flavia Perina, Flavia Vento, Susanna Torretta, Lory Del Santo, Luciana Littizzetto, Serena Dandini, Michela Vittoria Brambilla, Mariastella Gelmini, Barbara Pollastrini, Giovanna Melandri, Alessandra Mussolini, Vladimir Luxuria, Elisabetta Gardini, Stefania Prestigiacomo, Franca Chiaromonte, Anna Finocchiaro, Clementina Forleo, Giulia Bongiorno, Fiona May, Donatella Versace, Carla Bruni, Diana De Feo, Lella Bertinotti, Ilary Blasi, Rita Montella, Anna Falchi, Sabina Negri, Cecilia Strada, Barbara Berlusconi, Elisabetta Ferracini (con Mara Venier).

 
 

Claudio Sabelli Fioretti, è stato direttore di «Abc», «Panorama Mese», «Sette», «Cuore», «Gente Viaggi». Ha lavorato per «la Repubblica», «Tempo Illustrato», «L’Europeo», «Il Secolo xix». Editorialista per «Io Donna» e autore di numerosi libri, collabora con «il Fatto Quotidiano».
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Tutto in me è amore – Piero e Ada Gobetti

Lettere 1918 – 1926

Un epistolario d’amore esemplare tra passione e ragione.

 

 

Com’è meraviglioso questo amore: così grande, così vario e pur sempre uno solo, mai provato da nessuno, mai vissuto…

Fra i grandi epistolari d’amore della letteratura, quello fra Piero e Ada Gobetti può rivendicare a pieno diritto un suo specialissimo posto. Si potrebbe quasi leggere come un romanzo, con personaggi pienamente novecenteschi modellati dai sentimenti in una trama universale.
È la testimonianza di “un incontro di anime”, fortunato quant’altri mai, in cui ragione e sentimento si riconoscono fulmineamente, e insieme crescono per intensità e profondità.

Accanto all’epistolario di Rilke e Lou Salomé, Kafka e Milena, Sartre e la Beauvoir, si collocano le Lettere di Piero e Ada Gobetti, raccolte nel libro Tutto in me è amore.

 

«È vero che anch’io ho guardato la luna quella sera, come la guardo ogni sera, pensando quando c’eri anche tu.
E la vita allora mi pare una cosa infinitamente sacra, qualche cosa di puro e di misterioso come una di queste notti divine».

 

 

 

Piero Gobetti (Torino, 1901 – Neuilly-sur- Seine, 1926). Frequenta il liceo classico “Vincenzo Gioberti” di Torino, dove conosce la sua futura moglie Ada Prospero. Nel 1922 dà vita a «La Rivoluzione Liberale», incentrata su ricerche storiche e di politica militante. Aggredito da un gruppo di squadristi, si reca in esilio a Parigi, dove muore il 15 febbraio 1926, per le conseguenze delle violenze subìte.

Ada Gobetti nata Prospero (Torino, 1902-1968), ancora studentessa dà il suo contributo alle riviste «Energie Nove» e «La Rivoluzione Liberale» di Piero Gobetti, con il quale si sposa nel 1923. Partecipa attivamente alla Resistenza. Dopo la Liberazione è la prima donna a venire nominata vicesindaco di Torino.

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Lidia si prepara per la Pasqua

di Kristina Aliberti

Lidia è una signora russa di 76 anni, una vera signora russa. È piena di valori legati alla tradizione, ha molte credenze, è un tantino superstiziosa ed è molto molto religiosa. Lidia non ha avuto una vita facile. Ha cominciato a lavorare appena sedicenne nella fabbrica del pane, ha lasciato la scuola perché i suoi genitori non avevano di che sfamare la famiglia, quindi lei, essendo la maggiore di 4 figli, doveva darsi da fare.

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