Bodypositive, bodyconfidence, love yourself… Spieghiamoci meglio.

di Kristina Aliberti

Negli ultimi anni ognuno di noi almeno una volta ha sentito queste parole, ultimamente infatti c’è la voglia da parte delle donne di far fiorire la propria bellezza naturale, senza nascondersi. Già perché per anni le donne si sono sentite legate a un canone di bellezza, da sempre. Canoni che negli anni sono cambiati, fino a diventare addirittura opposti rispetto a quelli di tanto tempo fa. Negli anni ‘60 la donna doveva essere formosa, con delle belle curve, mentre negli anni ‘80 più era asciutta e meglio era, adesso sinceramente faccio fatica a capirlo, ma sembrerebbe magra e con un lato B abbastanza prosperoso. Però quello che non va bene è che si è sempre legati a un canone e non ci si azzecca mai, sì perché anche se rientri nel canone dopo non vai bene perché magari sei troppo finta… Già, non è facile. Ma la domanda che mi sorge spontanea è: perché non essere semplicemente quello che siamo e quello che vogliamo essere? Non è facile, perché si vuole sempre essere accettati dagli altri, ma la vera sfida secondo me non è essere accettati dagli altri, ma da se stessi.

Credo che il giudice più severo che ci possa essere siamo proprio noi stessi. Non è facile dire “Tutti si aspettano che io provi ad essere magra, senza cellulite e con la pelle liscia, ma a me piace essere così, perché mi piacciono le mie curve e voglio rimanere così come sono”. Questa è la cosa più difficile di tutte, ma fondamentale per stare bene con se stessi. Il nostro corpo dovrebbe essere lo strumento migliore per essere ciò che vogliamo e per fare le cose che vogliamo e dovremmo plasmarlo seguendo questa filosofia di pensiero. Ci sono attività, sogni e professioni per cui il fisico o l’aspetto fisico sono un fattore estremamente importante, per altri no. Se una ragazza vuole essere una ricercatrice e del fisico non gliene importa assolutamente nulla, non vedo perché non possa avere la cellulite, al contrario se deve svolgere un lavoro a diretto contatto con il pubblico allora il suo aspetto fisico sarà importante, un’atleta deve invece curare il proprio corpo in sé più dell’aspetto aspetto fisico se vuole avere elevate prestazioni. Se mi piace essere forte e muscolosa, vado in palestra senza problemi e se qualcuno pensa o dice che sembro o sembrerò un uomo, questa cosa non mi tocca, perché è un problema suo, non mio. La stessa cosa per la magrezza o per la grassezza: nessuno può dire come come deve essere e apparire una persona, se non la persona stessa.

Potremmo parlare anche di altre imperfezioni, come ad esempio buccia d’arancia, smagliature, cicatrici e rughe. Ma se ci pensiamo bene, il nostro corpo riflette un po’ la nostra vita e le nostre esperienze, ad esempio le smagliature sulla pancia di una mamma sono il segno del fatto che ha dato origine a una nuova vita e secondo me è una cosa bellissima. Le cicatrici sono storie da raccontare, le rughe il riflesso degli anni passati… cosa c’è di brutto in tutto questo?

Se impariamo ad accettarci, a volerci bene e a piacerci, piaceremo anche agli altri per quello che siamo, perché quello che trasparirà dai nostri discorsi, dai nostri sorrisi e anche dalla camminata sarà sicurezza, gioia e pace interiore, cose che, a mio avviso, sono molto più importanti delle cosce magre. È questa l’importanza del messaggio “bodypositive” che negli ultimi tempi si sta facendo strada un po’ dappertutto. Dobbiamo cercare di essere come vogliamo e non come ci dicono di essere.

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