Donne e pallone – anche il calcio si tinge di rosa.

di Kristina Aliberti

Il mondiale di calcio femminile 2019 ha rappresentato una grande rivincita degli sport cosiddetti maschili ma praticati dalle donne. Cosa ha significato la nostra bellissima squadra allenata da Milena Bertolini per il calcio femminile italiano? Come è cambiata la percezione da parte degli italiani e soprattutto da parte delle donne verso il calcio femminile?

Sicuramente la squadra azzurra è riuscita a esprimersi al meglio e a dimostrare quanto le donne possano essere capaci di giocare a calcio, ma non di giocare e basta, giocare davvero. Personalmente la mia impressione è stata molto positiva, guardando le partite si notava subito la tecnica affinata nel tempo e la tattica davvero studiata. Sinceramente all’inizio io stessa, che sostengo gli sport “maschili” praticati dalle donne, mi meravigliai quando ho visto la prima partita della nostra nazionale, e pensai: “Ma queste ragazze non hanno assolutamente nulla da invidiare agli uomini, sono proprio brave”. Più le guardavo e più riuscivo a sentire la loro energia, la loro determinazione, la passione e la gioia di giocare. Semplicemente facendo vedere chi sono, sono riuscite ad appassionare l’Italia intera. Credo che questa sia la cosa più bella. Ma soprattutto sono riuscite a far ricredere delle vecchie convinzioni non solo gli uomini, che spesso sono convinti che solo loro possano intendersi di calcio, ma anche le donne, che per anni hanno creduto che questo non fosse sport per loro. Sì, proprio le donne, perché quando si parla di cose come calcio femminile, la maggioranza delle donne dice: “No, questo sport è da maschi, diventerò un uomo, non lo faccio”. Ma le nostre azzurre hanno dato davvero prova del contrario, a me sono sembrate eleganti nel gioco, per nulla maschili, ma soprattutto bisogna far capire bene che non è lo sport a rendere le ragazze delle scaricatrici di porto, io ne vedo tante che non fanno assolutamente nulla ma danno davvero il meglio di sé come mancanza di eleganza. Comunque sia, il punto è che le nostre ragazze sono riuscite a scardinare convinzioni pregresse e consolidate. Lo testimonia il fatto che c’è stato un aumento del 40% delle iscrizioni a calcio da parte delle bambine. Un dato importante. Ma affinché tutti questi progressi si consolidino e che il sogno diventi realtà, non ci vuole solo la risposta delle ragazze, ma anche quella di allenatori e organizzatori di eventi sportivi, perché, ad esclusione delle squadre più importanti, le ragazze non vengono valorizzate come meriterebbero. Mi raccontava un giovane mister, che nelle squadre di paese le ragazze vengono allenate al di sotto delle loro possibilità e che quando vanno a giocare le partite, molto spesso non trovano neanche un vero campo da calcio. Ci sono stati casi in cui le squadre sono dovute andare in trasferta a 200 km di distanza per trovare un campo tipo oratorio. Saranno in grado anche le federazioni ad accogliere questa crescita di utenza, che sicuramente, come è giusto che sia, pretenderà condizioni paritarie? Credo che sicuramente non potranno ignorare questa crescita e questo cambiamento e spero vivamente che le bambine e le ragazze che si avvicinano al calcio vengano trattate alla pari dei colleghi maschi.

Per approfondire l’argomento vi invito a leggere il nuovo libro di Aliberti Compagnia Editoriale “Quelle che… Il calcio”, scritto da Milena Bertolini con Domenico Savino, l’unico libro sul calcio femminile italiano, che raccoglie al suo interno i sogni di donne che hanno fatto del calcio la propria passione e missione.

 

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