Il Ladro di libri – Agente Italiano

 

La spy story che ha fatto tremare l’editoria mondiale

Romanzo simultaneo

 


 

Il più grande giallo editoriale della storia, liberamente ispirato alla vicenda di Filippo Bernardini

Per conto di chi e per quali motivi ha agito il Ladro di libri? Perché cerca di impossessarsi dei manoscritti di grandi autori contemporanei e di esordienti sconosciuti? Agente Italiano, grazie alle sue fonti privilegiate, propone un’ipotesi estrema, sulle tracce di una vera spy story fra Gutenberg e l’Intelligenza Artificiale.
Il romanzo simultaneo, che racconta fatti veri proprio mentre accadono, si serve anche della fiction come unico modo che permette di arrivare, paradossalmente, a un’ipotesi di verità.

«Le storie che scriviamo sono menzogne che dicono la verità. Belle bugie, che svelano cose vere. E che dobbiamo scrivere, ovunque. Sempre. Sempre».
Agente Italiano

 

 

Agente Italiano è uno pseudonimo dietro il quale si nasconde un gruppo di professionisti italiani e stranieri di varia estrazione: giornalisti d’inchiesta, scrittori, ricercatori, politologi e semiologi. La loro forza è la pluralità delle fonti, esclusive, e la capacità di elaborare e narrare in simultanea gli avvenimenti. Con Il Broglio, nel 2006, Agente italiano diventa un caso editoriale nazionale.

 

 

 

Come un fatto senza commento – Raniero Fontana

 

Cristiani ed ebrei 
Israele e le genti

Prefazione di Gadi Luzzatto Voghera

 

 

«… Raniero, un amico in cui non c’è falsità»
Francesco sj
[dalla corrispondenza privata di Dan Eliezer con Francesco Rossi De Gasperis sj]

Il libro offre lo spaccato di una riflessione condotta dall’A. in quasi quarant’anni di studio e di ascolto di Israele. La prospettiva dell’A. è da sempre quella di un ascolto di Israele prioritario rispetto alla sua interpretazione. Egli ascolta nella testimonianza di un Israele oggi vivo più che mai la voce stessa del Sinai. Il titolo del libro è perciò significativo: l’A. lo deve a un amico talmudista che chiedeva di essere ascoltato e accettato per quello che è, vale a dire a prescindere da una qualunque teologia, ben sapendo che i cristiani ne hanno sempre una a portata di mano; e dunque, di essere accettato “come un fatto senza commento”. Forte del suo ascolto, l’A. ha intrapreso la sua démarche in ambiti distinti. Nella prima parte del libro, l’A. entra nello spazio delle relazioni tra ebrei e cristiani, per posizionarsi rispetto ai cristiani, non potendo così evitare neppure il sofferto confronto con figure a lui particolarmente care, maestri e colleghi gerosolimitani. Nella seconda parte del libro, l’A. entra nello spazio delle relazioni tra ebrei e non ebrei, per posizionarsi rispetto allo stesso Israele.

 

 

 

Raniero Fontana è filosofo, teologo ed ebraista. Ha vissuto ventinove anni a Gerusalemme dove ha insegnato e collaborato con istituzioni accademiche di Israele, sia cristiane (Institut Pontifical Ratisbonne, Institut Albert Decourtray) sia ebraiche (Shalom Hartman Institute, Hebrew University). Attualmente risiede a Trieste. È autore di numerose pubblicazioni, di articoli e di libri. Tra i più recenti segnaliamo: André Neher, philosophe de l’Alliance, Albin Michel 2015; Diario noachide. Un non ebreo ai piedi del Sinai, Gabrielli Editori 2015; Gesù ebreo, Effatà Editrice 2017; La cittadinanza sinaitica, Mimesis 2019; Parole a doppio taglio. La controversia nella cultura rabbinica, Pazzini Editore 2021.

 

 

 

L’autista di Berlinguer – Alberto Menichelli

 

Quindici anni con il segretario del PCI

Prefazione di Bianca Berlinguer
Postfazione di Walter Veltroni
Con una nota di Luca Telese

 

 

Nel centenario della nascita del leader della sinistra italiana.

«Ricordi, aneddoti, emozioni, incontri, timori. Uno scrigno che conserva momenti irripetibili», la Repubblica

Questo è un libro di memorie pubbliche e private: un frammento di storia del nostro Paese.
L’autore, Alberto Menichelli, è stato l’autista personale di Enrico Berlinguer, probabilmente il politico più amato dalle masse del dopoguerra, certo il più rimpianto.
Dei lunghi anni trascorsi fianco a fianco con il segretario del pci, Menichelli racconta fedelmente gli avvenimenti, i luoghi, le emozioni. Il coraggio di sfidare ogni giorno la minaccia terroristica. Gli aneddoti del quotidiano, che ci restituiscono il ritratto forse più vero dell’uomo Berlinguer, la sua semplicità, la dirittura morale. Fino alle ultime ore della vita del leader, dopo quel drammatico comizio a Padova: che Menichelli rievoca con intatta emozione, offrendoci una testimonianza diretta preziosa e toccante.

 

Alberto Menichelli è stato capo della vigilanza di Botteghe Oscure, autista personale e capo-scorta di Enrico Berlinguer dal 1969 al 1984.

 

Putin – Francesca Mereu Vasilyev

Dentro i segreti dell’uomo venuto dal buio da San Pietroburgo all’Ucraina

 

 

Come siamo arrivati a questo punto?

Dove stiamo andando?

Come ha potuto un oscuro agente del kgb diventare il nuovo zar che fa tremare il mondo intero minacciando l’apocalisse nucleare?

La biografia senza censure, scritta da una giornalista insider dell’informazione e dei segreti russi, che svela il lato oscuro dell’uomo che ha riportato la guerra nel cuore dell’Europa.

Alla scadenza del secondo mandato del presidente Russo Boris Yeltsin, la cerchia di alti ufficiali di Stato e finanzieri che determinava la politica russa del tempo cercava un erede, una persona che avrebbe permesso loro di continuare a controllare il Paese. Putin sembrava avere le qualità necessarie, ma era sconosciuto ai più, e gli abili politologi del Cremlino si misero al lavoro per crearne l’immagine più appropriata. Ma a loro insaputa anche un gruppo di ex agenti del Kgb lavorava a pieno ritmo al cosiddetto progetto Putin. A settembre di quell’anno alcune esplosioni distrussero una serie di palazzi a Mosca e in altre due città, provocando più di trecento vittime. Chi erano i misteriosi terroristi? Le autorità puntarono subito il dito sui ceceni. Prima della fine del mese fu dato il via alla seconda campagna cecena. Con l’ascesa della violenza nel Caucaso, la popolarità di Putin crebbe: da allora la Russia non sarebbe stata più la stessa. Il settantotto per cento degli uomini al potere, in Russia, è costituito da agenti del Kgb. In una decade Putin ha messo la stampa sotto controllo, ha eliminato tutti gli avversari politici e ha fatto approvare leggi che gli permettono di manovrare qualsiasi risultato elettorale.
In questo libro Francesca Mereu ci svela dall’interno le impressionanti vicende legate all’ascesa e al consolidamento di Vladimir Putin, fino ad arrivare alle ultime, tragiche vicende del 2022…

 

 

Francesca Mereu Vasilyev è stata corrispondente da Mosca e dalle Nazioni Unite per la radio americana Radio Free Europe/Radio Liberty. Ha trascorso sei anni al «The Moscow Times», per il quale si è occupata di giornalismo investigativo coprendo la politica interna e i servizi di sicurezza russi. I suoi reportage sono stati pubblicati dall’«International Herald Tribune», dal «The New York Times» e da numerosi giornali italiani. È sposata con uno scienziato russo e nella primavera del 2009 ha ricevuto la cittadinanza russa. Ora vive tra Mosca e l’Alabama.

La vita è imperfetta – Antonio Tabucchi e Marco Alloni

Prefazione di Paolo Di Paolo
Con un contributo di Maria José de Lancastre

 

 

È bene temere la perfezione, altrimenti si rischia di fare un bucato troppo bianco, e la letteratura clean non ha nessun interesse: la vita è imperfetta, spesso è sporca e deve lasciare qualche macchia sulla camicia.

«Mi «suona dentro» la voce di Antonio. E risuona più forte ritrovando le pagine di questo colloquio con Marco Alloni. Se ne coglie la vitalità e la freschezza: arrochita, appena un po’ nasale e con una tenue inflessione pisana – talvolta giocosa, ilare, sempre avvolgente.»
Dalla Prefazione di Paolo Di Paolo

«Ho avuto il privilegio di ascoltare in primis quello che creava e sono fiera e grata che abbia condiviso con me tante meraviglie. Quando raggiungeva l’apice della bellezza mi si rizzavano i peli delle braccia e glielo facevo vedere ridendo: era il termometro.»
Maria José de Lancastre Tabucchi

Una delle ultime testimonianze di Antonio Tabucchi. Una conversazione a tutto campo con Marco Alloni, che riassume i temi della letteratura e del viaggio della vita secondo il grande autore.

«Tabucchi è uno di quegli autori di cui più si parla e più si sbaglia. E più si sbaglia e più ci si allontana dal senso dei suoi libri. L’ho avvertito, come una specie di sortilegio, ogni volta che ho tentato di spiegare a qualcuno chi sia Antonio Tabucchi. Una volta mi sono trovato a dire è un autore dell’enigma, un’altra che sarebbe la personificazione dello stupore una volta liberato dal suo oggetto, un’altra ancora che Tabucchi potrebbe averci detto quello che non si può conoscere, insomma, invariabilmente la definizione di Tabucchi si allontanava da lui e i libri che ci ha consegnato ricadevano in un sistema interpretativo a cui non potevano e non volevano ma soprattutto non dovevano – venire ricondotti. L’opera di Tabucchi – la sua stessa poetica – dà accesso a una dimensione sempre più interna del labirinto che solo nel momento della lettura può essere colta. Senza approdi, è una poetica dell’approdo. Senza mete, è una poetica del viaggio. Giacché di questo infine si tratta, quando si tratta di Tabucchi: di un autore il cui lascito, la cui eredità e il cui portato di indefinibilità essenziale rischia di diventare negli anni altrettanto importante di quello di Pessoa. Ma il cui contributo di originalità rischia, a sua volta, di non raccogliere che indegni eredi. In queste pagine ne abbiamo – credo – l’ennesima prova. Tabucchi parla, e nel parlare spiega. Ma nello spiegare e parlare, come sempre, allude e non proclama, non sillogizza. Molto del suo animo si svela, molta sua personalità si appalesa. Ma molto altro torna a richiamare quelle lontananze, quelle ulteriorità, quell’ombroso altrove che nessun discorso razionale lineare è in grado di suscitare. E questo credo sia infine l’elemento magico di Tabucchi: farsi ascoltare e amare senza che mai ben si capisca o sappia, o si voglia capire, che cosa esattamente amiamo di lui.»
Marco Alloni

 

 

 

Antonio Tabucchi (Pisa, 1943-Lisbona, 2012) è stato uno degli scrittori italiani più significativi del secondo Novecento. Narratore, autore di teatro, saggista, docente di letteratura portoghese, traduttore, curatore italiano dell’opera di Pessoa, che ha contribuito a far conoscere in Italia dedicandogli gran parte della sua attività di studioso. Ha ottenuto numerosi premi e riconoscimenti in Italia e all’estero. I suoi libri sono stati tradotti in più di quaranta lingue. Ha collaborato, negli anni, con i più importanti quotidiani italiani e stranieri («Corriere della Sera», «la Repubblica», «l’Unità», «il manifesto», «il Fatto Quotidiano», «Le Monde», «El País», «Diário de Notícias», «La Jornada», «Allgemeine Zeitung»), riviste letterarie («La Nouvelle Revue Française», «Lettre Internationale») e di attualità («MicroMega»).

Marco Alloni (1967), scrittore, vive da molti anni a Il Cairo. Collabora con diverse testate tra le quali «Micromega», «Nazione Indiana», «Il Fatto Quotidiano» e «Il Corriere della Sera». Per l’editore Aliberti ha curato la collana Dialoghi. Fra i suoi interlocutori: Antonio Tabucchi, Marco Travaglio, Giulio Giorello, Umberto Galimberti, Furio Colombo, Gian Carlo Caselli, Amos Luzzatto, Corrado Augias, Claudio Magris e Margherita Hack. Ha pubblicato, inoltre, il romanzo “Shaitan” e i saggi “Ho vissuto la rivoluzione”, “Egitto o morte”.
Per Aliberti compagnia editoriale è autore di Leggere il Corano nel deserto (intervista a Khaled Fouad Allam), Comportati come se fossi felice (intervista a Claudio Magris) e del saggio Il cattivo infinito.Capire Isis.

Oggi il cretino è pieno di idee – Enrico Vaime

Cronache e ritratti

 

Non ho paura del diavolo,
ma solo del cretino e dei suoi derivati.

«Voi credete al diavolo? Io no. Per lo meno non nel senso che l’educazione cattolica pretenderebbe. Cattive letture e cattive compagnie (o forse viceversa, dubito da laico) m’hanno convinto nel tempo che non esiste «il Maligno» al quale attribuire tutto il peggio, ma esiste «lo Stupido» al quale il peggio può riferirsi con maggior pertinenza. In questo periodo in cui le immanenze, positive e di conseguenza anche negative, vivono un grande rilancio, io faccio parte di una minoranza di vetero-positivisti, anti-romantici se volete e quasi cinici, fate voi. Nell’infanzia, ammetto, ho attraversato un momento controverso in cui ho nutrito per il demonio (quello con le piccole corna da cerbiatto, la barbetta ovviamente satanica e caprina e la bella coda rosso-vivo) una certa simpatia: cioè lo preferivo agli angeli delle immagini, con quelle facce da secchioni e spie dei preti. Poi è passata: oggi posso definirmi, in campo diabolico, un agnostico, insomma non ho paura del diavolo, ma solo del cretino e suoi derivati.»

«Il libro Oggi il cretino è pieno di idee mi restituisce per intero un mio amico carissimo, Enrico Vaime, scomparso da un anno.
In queste pagine ritrovo la sua ironia, la sua voglia di irridere tutto, anche un momento difficile, e di superarlo così. Ricordo quando lavorammo insieme, Enrico Vaime, Marcello Marchesi ed io, e l’ultima parola, la battuta fulminante, era sempre la sua. Essendo anziano, nella vita ho perso molti amici. Mi mancano tutti, certo, ma di Enrico mi manca la sua intelligenza, il suo avermi insegnato a mettermi sempre un po’ di sguincio rispetto alla vita e non viverla frontalmente.
Ricordo che Enrico quando una volta festeggiammo, non so se il suo compleanno o il mio, disse: «Sai, il più è fatto». Sì Enrico, il più è fatto.»
Maurizio Costanzo

 

 

Enrico Vaime (Perugia, 1936 – Roma, 2021) è stato uno dei padri del varietà televisivo italiano (da “Canzonissima” a “Quelli della domenica”, da “Tante scuse” e “Risatissima”) e teatrale, in ditta artistica con Italo Terzoli (per Garinei e Giovannini hanno scritto “Felicibumta”, “Anche i bancari hanno un’anima”, “La vita comincia ogni mattina” e altri successi). Conduttore dal 1978 del programma radiofonico “Black Out” (Radio 2 Rai) e ospite fisso di “Coffee Break” fino al 2013, su La7 ha condotto “Anni Luce”, “Omnibus Weekend”. Ha al suo attivo numerosi libri, dal primo fortunatissimo “Amare significa…Storia d’amore all’italiana” con Terzoli, ai best seller più recenti “Quando la rucola non c’era”, “Era ormai domani, quasi”, “I cretini non sono più quelli di una volta”, “Cin cin. Bere troppo fa male. Non bere per niente, a volte, fa peggio”, “Il meglio è passato. Il senso della storia e il senso del ridicolo” e “Gli amori finiscono non preoccupatevi”.

La disperazione di Kurt Cobain – Cosimo Damiano Damato

Con una poesia di Marco Morgan Castoldi

 

 

«La voce di Damato è assai concreta, diretta, e cioè narrativa. Si nota, in questo, la formazione come drammaturgo e regista, per via dell’agilità che possiede la sua parola di trasformarsi in immagine, in creazione, dunque in storia. Potremmo definire a ragione tali scritti dei cuentos, nella migliore tradizione di Robert Musil o dei fragments alla George Perec. Più che poesia, allora, dei racconti che vanno spesso a capo, tanto la linearità del senso e della verità narrativa resiste agli enjemblement e sopravvive all’horror vacui dello spazio bianco. Le immagini mentre derubano una realtà universale, inchiodano ognuno di noi come un colpo di pistola. O per meglio dire, sanno svelare e interpretare i desideri, le mancanze, gli incubi, le aspettative del cuore umano. Una coraggiosa ricerca linguistica».
il Fatto Quotidiano – Angelo Mollica Franco

Cosimo Damiano Damato è nato a Sud in una notte di settembre negli ultimi decenni del Novecento. Fuma sigari Toscani. Si commuove leggendo Don Chisciotte e Gramsci. Ha la tessera dell’anpi e quella di Rifondazione Comunista. Ha ricevuto la benedizione di Don Gallo. Gira per mercatini alla ricerca di teste di bronzo. Ha una collezione di cappelli e pinocchi. È padre d’arte, ha un figlio di nome Nirvana, nato quando Kurt Cobain se n’è andato. Ama da tanti anni la stessa donna di nome Sibilla che gli ha donato un profumo all’incenso. Passeggia sui porti desolati nei giorni di pioggia. Sulla sua carta d’identità alla voce professione c’è scritto Poeta, anche se ha smesso. Non regala fiori morti e ha piantato un melograno. Ogni tanto legge le sue storie in qualche teatro all’italiana, altre volte le pubblica e altre ancora le trasforma in immagini per il cinema. Non crede ai premi, va ai festival solo fuori concorso. Gli piacerebbe tenere un mulo domestico. Si è vaccinato tre volte e attualmente sta scrivendo il suo testamento.

 

 

Cosimo Damiano Damato è nato a Margherita di Savoia nel 1973. La Cineteca Nazionale gli ha dedicato la retrospettiva “Cosimo Damiano Damato: Visioni, fantasie, sogni, rivoluzioni, poesie e follie”. Poeta, drammaturgo, sceneggiatore e regista riesce a far danzare insieme linguaggi diversi: dal teatro al cinema, con la cifra poetica e civile che caratterizza il suo stile narrativo, apprezzato soprattutto nel mondo indipendente d’autore. Il suo ultimo film è “Prima che il Gallo canti – il Vangelo secondo Andrea”, uscito a febbraio in esclusiva sulla nuova piattaforma tv d’autore LOFT (Il Fatto Quotidiano) e che vede la partecipazione amichevole, fra gli altri, di Vasco Rossi, Francesco Guccini, Claudio Bisio, Patty Pravo, Raf, Piero Pelù, Caparezza, Don Ciotti, Stefano Benni, Erri De Luca, Fiorella Mannoia, Patty Pravo. Ha scritto e diretto i videoclip a cartoni animati “Dalla pace del mare lontano” e “La fine di tutti i guai” di Sergio Cammariere (Premio Miglior videoclip d’animazione al Roma VideoClip). A teatro ha debuttato grazie al produttore Angelo Tumminelli. Ha lavorato con Luis Bacalov, Giancarlo Giannini, Arnoldo Foà, Catherine Deneuve, Michele Placido, Riccardo Scamarcio, Lucio Dalla, Renzo Arbore, Moni Ovadia e Antonella Ruggiero. Fra i film che ha scritto e diretto: il cartoon “La luna nel deserto”, con le voci di Violante e Michele Placido e Renzo Arbore (Special Screening al Festival di Venezia e al Giffoni), definito da Vincenzo Mollica “un film poetico che tocca e sconquassa il cuore”. Fra i suoi film cult “Una donna sul palcoscenico” con Alda Merini e Mariangela Melato presentato al Festival di Venezia alle Giornate degli Autori . Per il teatro ha scritto e diretto lo spettacolo musicale “Il bene mio” con Lucio Dalla e Marco Alemanno. Damato è reader e narratore in molti recital: è stato voce recitante nello spettacolo “Poetry Soundtrack” con il Premio Oscar Luis Bacalov e in “Elettroshock” con Antonella Ruggiero, “Lezioni d’amore” con Roberto Vecchioni, “Alda e il soldato rock” con Eugenio Finardi, “Se i delfini venissero in aiuto” con Erri De Luca e l’Orchestra Mediterranea di Moni Ovadia, “Poeti” con Morgan, “La rivoluzione nell’anima” con Raf e Gabriella Labate. Si è esibito insieme a Gherardo Colombo al Concerto del Primo Maggio a Roma, recitando “La libertà” di Giorgio Gaber. Documentarista apprezzato ha raccontato al cinema la vita dei grandi artisti italiani del ’900 fra cui Arnoldo Foà in “Io sono il teatro” (presentato alla Festa di Roma), Tonino Guerra in “Os-cia-la bellezza (con la partecipazione di Abbas Kiarostami) presentato al Festival del Cinema Europeo, Ottavio Missoni in “Missoni Swing” (con la partecipazione di Dario Fo e musiche di Renzo Arbore) presentato al Bif&st. Ha firmato la regia con Isabella Santacroce nello spettacolo teatrale “Via crucis”. Ha scritto e diretto diversi recital che hanno visto la partecipazione di Stefania Sandrelli, Isabella Ferrari, Fabrizio Bentivoglio, Carlo Delle Piane, Pamela Villoresi. “Tu non c’eri” è il film breve scritto da Erri De Luca che vede protagonisti Piero Pelù, Brenno Placido e Bianca Guaccero. Ha condotto il talkshow live “Cinquantanni di improvvisazioni” con Renzo Arbore. Fra i riconoscimenti il Premio Matteo Salvatore, Premio Palmi Sud del Mondo e Roma VideoClip. Tiene corsi di scrittura creativa ed ha condotto diverse conversazioni pubbliche, fra gli altri, con Paolo Villaggio, Vincenzo Cerami, Alessandro Baricco, Vinicio Capossela, Gianni Minà, Ornella Muti, Carlo Verdone, Lina Wertmuller. Fra gli ultimi lavori il film breve “Fernando l’ultimo poeta rivoluzionario venuto dal Sud” dedicato al regista cult Fernando Di Leo con l’amichevole partecipazione di Michele Placido. Per Feltrinelli ha scritto a quattro mani con Erri De Luca la graphic novel L’ora X, una storia di Lotta Continua . Come poeta ha pubblicato la trilogia dell’amore e delle inquietudini: La quinta stagione ( Aliberti) con prefazione di Erri De Luca, L’ultima sequenza di un film di Jarmusch e Leonard Cohen è tornato con prefazione di Alessandro Haber, pubblicati per Dante & Descartes, la prestigiosa casa editrice napoletana diretta da Raimondo Di Maio nella collana che vanta il Premio Nobel Louise Gluck. In uscita per Aliberti Luce che accende la tua notte- le poesie di Che Guevara , con Rizzoli Sono sempre stato libero scritto con Sergio Cammariere.

Joy per sempre – Salvatore Blasco

Diario di un commissario di Polizia

 

 

«Leggendo questo libro incontrerete una giovane donna e un commissario di polizia. Lei, Joy, tutta istinto e sentimenti, ha un nome che richiama la gioia ma è immersa nel dolore. Lui, il commissario, è tutto mente, senso civico e responsabilità. Incrociando il loro cammino, i due diventeranno maestri l’uno per l’altra e scopriranno di essere sia cuore sia mente, realizzando in questo modo che il senso della vita consiste nel raggiungere l’armonia tra questi due aspetti perché solo così ognuno compie la pienezza della propria umanità. Ma c’è un messaggio forse ancora più profondo che queste pagine ci consegnano: ed è che la comprensione di noi passa in modo supremo dalla relazione con l’altro e dalla capacità di condividerne le gioie e i dolori».
Vito Mancuso

La storia vera dell’incontro fra un commissario di Polizia e una ragazza africana. Lei, arrivata in Italia su un gommone, si ritrova invischiata nella rete della criminalità organizzata nigeriana. Lui, giovane capo della Squadra Mobile di Piacenza, la salva dalla strada offrendole la possibilità di una vita da donna libera e amata. Tra i due nasce un rapporto di fratellanza, da cui emerge una verità profonda: i veri salvatori, spesso, sono coloro che vengono salvati. Potrebbe essere un film, se non fosse che la vita è spesso molto più imprevedibile ed emozionante, proprio perché autentica.

 

 

Salvatore Blasco (Catanzaro, 1979), dapprima giornalista pubblicista e avvocato, dal 2010 è Commissario di Polizia. Ha svolto l’incarico di funzionario addetto del Commissariato San Fruttuoso a Genova e poi è stato a capo delle Squadre Mobili di Piacenza, Livorno e Modena.
Attualmente dirige il Reparto prevenzione crimine Emilia Romagna occidentale, con sede a Reggio Emilia.

Social puzzle – Carolina Guerra

Diario di bordo dal mondo e dintorni

 

 

«Una mattina, aprendo la mia pagina Facebook, lessi un post di una mia amica cinese: “Non sottovalutate il virus che si sta diffondendo in Cina, è molto pericoloso quanto contagioso”». Così racconta l’autrice all’inizio di questo libro. Da allora, di cose ne sono successe e tutti ne siamo stati segnati, in un modo o nell’altro. Nessuno, in fondo, è stato risparmiato dal contagio, anche solo a livello umano.
Ma quanto ci ha cambiato, questa pandemia? Che cosa abbiamo perso e che cosa abbiamo imparato?
Carolina Guerra ha voluto, con questo libro, prima di tutto “fermare” dei pensieri. I suoi: che sono gli stessi di tutti noi.
La drammatica sensazione di una crisi umanitaria, che il Covid ha provocato. La consapevolezza di quanto le azioni del singolo possano influenzare la massa. La nostra intrinseca fragilità; ma anche la forza del nostro spirito di adattamento, che è grande, se solo facciamo funzionare insieme intelligenza ed emozioni.
Non sarà facile ricomporre questo puzzle sociale. Ma, proprio come in un puzzle, ritrovare l’unità del disegno è l’unico modo per uscirne migliori, per tornare a credere in noi stessi e nel futuro.

 

 

Carolina Guerra (Rimini, 22 marzo 1988), è laureata in Sociologia all’Università di Chieti e ha un certificato in Business e management dell’Università di San Diego ucsd. Da sempre amante degli sport e dell’avventura, in California ha provato per la prima volta il surf, «un mix di emozioni uniche e indimenticabili». Si crea così una profonda connessione tra lei e l’oceano e nasce una grande Passione. Ha viaggiato per il mondo (Costa Rica, California, Australia, Messico, Portogallo, Spagna, Indonesia, Francia, Hawaii) per scoprire le mete più ambite per gli amanti del surf e ha ottenuto la qualifica di istruttrice di surf dell’isa (International Surfing Coach). Il suo ultimo progetto è twoswells.com, nato come blog per condividere le sue avventure, informazioni utili e consigli, con tante novità in arrivo.

Pasolini a scuola – Francesco Aliberti e Roberto Villa

Formazione e impegno civile
1935-1954

 

 

Questo piccolo libro che avete per le mani è un omaggio al Pasolini delle origini, degli anni che vanno dal 1935 al 1954, e al suo rapporto con la scuola, come studente e poi come insegnante: «Non c’è nulla di meglio al mondo della scuola».

«… Si pensa a Pasolini nella scuola, alla sua passione didattica, alla sua puntigliosa e ardente volontà di applicare i “metodi attivi”, quelli, per così dire, di Carleton Washburne e dell’onestà “deweyana”.
Segnalando ai colleghi gli esperimenti di Pasolini, il preside Natale Zotti da cui egli dipendeva lo definiva “maestro mirabile”. Era quella che si diceva una vocazione pedagogica».
Andrea Zanzotto

«E a Scandiano saliranno gridando sui vagoni gli studenti snelli nei soprabiti chiari».
Pier Paolo Pasolini

Il ginnasio frequentato a Conegliano, a Cremona, a Reggio Emilia (con il trenino che ogni giorno lo portava da Scandiano a scuola); il liceo al Galvani di Bologna, con professori come Carlo Gallavotti. L’iscrizione alla facoltà di Lettere dell’Università di Bologna, l’incontro con Roberto Longhi, maestro assoluto di alta cultura, ma anche di silenzi, ironia, curiosità, eloquenza. Le amicizie con Serra, Leonetti, Roversi, Fabio e Silvana Mauri, Ardigò, Giovanna Bemporad: e in contemporanea gli esordi letterari e poetici, con i relativi entusiasmi e le prime battaglie critiche.
Per un umanista integrale come Pier Paolo Pasolini, la vita di scuola è una dimensione fondante, che non conosce un chiaro confine fra la stagione dello studente e quella dell’insegnante. Così è del tutto naturale che, da allievo, egli si trasformi con un moto impercettibile nel «maestro delle primule», inventandosi la scuoletta di Versuta, nel pieno infuriare della guerra. Poi l’insegnamento alle medie di Valvasone, in uno scenario del dopoguerra friulano che sembra prolungare all’infinito quel «continuo e sostanzioso divertimento» che è l’essenza della pedagogia pasoliniana. Infine Ciampino, quando tutta un’altra storia sta per cominciare.
Ma l’afflato pedagogico resterà intatto: poiché, a conti fatti, risulta il segno distintivo della personalità stessa di Pasolini, la sua vera, prima e ultima vocazione.

 

 

Francesco Aliberti: nato a Sassuolo, editore e giornalista, vive e lavora fra Novellara e Roma. Si è laureato in Italianistica con Ezio Raimondi con una tesi su Pasolini lettore di Longhi. Ha pubblicato con Roberto Villa Pasolini a scuola. È coautore con Vauro Senesi del libro Lo straccio rosso, prefazione di Luciano Canfora (2020).

Roberto Villa: professore di filosofia e già preside del Liceo Scientifico A. Moro di Reggio Emilia, ha curato, fra gli altri, il volume Il maestro e la meglio gioventù. Pasolini e la scuola (2005)con Lorenzo Capitani.