Phubbing, quando l’amante è il telefono.

di Kristina Aliberti

Nel 2012 l’università di Sidney conia ufficialmente il termine “phubbing”, che si è poi diffuso in tutto il mondo. Ma cosa vuol dire phubbing? Questa strana parola è data dall’associazione di due parole: phone e snubbing (snobbare) e, come si può già intuire, significa snobbare qualcuno attraverso l’uso del cellulare. Più in generale il phubbing consiste nell’azione di usare il telefono o un’altra apparecchiatura tecnologica mentre si è insieme con una o più persone, magari mentre si sta parlando o mangiando, facendo sentire così l’altra persona poco interessante agli occhi di chi controlla sempre il cellulare. Questo comportamento, che sono sicura ognuno di noi abbia avuto almeno una volta nella vita, anche senza farlo apposta, va a ledere la qualità delle relazioni in maniera anche significativa. Che sia una relazione amorosa, fra amici, con la famiglia o tra colleghi, il phubbing è come un veleno che si insinua piano piano, finché, se non si usa l’antidoto, uccide.

Magari all’inizio non è grave, ma a lungo andare può anche sfociare in una dipendenza da cellulare. È ovvio che a risentire di più del phubbing sono proprio le coppie, cosa succede quando il nostro partner si mette a guardare il cellulare proprio mentre stiamo parlando? Di sicuro è come parlare con un muro. Adesso immaginate questa scena: siete appena tornati a casa dal lavoro, magari stanchi e la vostra collega Mariaelena vi ha fatto arrabbiare anche oggi con i suoi soliti apprezzamenti e la sua poca voglia di lavorare, volete solo tornare a casa e sfogarvi dell’accaduto con la vostra metà perché siete sicuri che vi capirà e che vi starà vicino, facendovi sentire meglio. Cominciate a raccontare dell’accaduto e a un certo punto quella dolce metà che doveva essere tanto comprensiva, tira fuori il telefono e comincia a sfogliare Instagram, commentando magari anche i post, interrompendovi. Ad un certo punto non vi sentite capiti neanche dalla vostra dolce metà “Non gliene frega niente”, pensate, allora smettete di parlare e ve ne andate. Così, stanchi, arrabbiati e tristi avete ricevuto il colpo di grazia da quella giornata. Intanto il vostro partner è li che continua a girare felicemente nel mondo di Instagram, mentre voi vi sentite sempre più invisibili. E così una volta, due volte, tre volte, finché non cominciate ad avere dei dubbi, “Forse non gli interesso più”, “Se trova più interessante guardare il telefono piuttosto che stare ad ascoltarmi, allora forse non mi ama come prima”. Poi da qua si aprono due strade, o chi fa phubbing capisce, oppure inventa scuse. L’importante è parlarsi ed esprimere i propri sentimenti, qualche volta il risultato è positivo e, almeno per qualche tempo, il phubbing finisce, altre volte invece è negativo e non ci si può fare nulla e la coppia scoppia. È così che vanno le cose molto spesso, se prima i motivi per lasciarsi erano l’amante, una brutta litigata, incompatibilità caratteriale o chi più ne ha più ne metta, adesso ce n’è uno nuovo, anche piuttosto frequente, il phubbing. E attenzione, uccide molte coppie, ma anche le altre relazioni come l’amicizia, il rapporto fra famigliari e così via, certo, si sente molto meno, perché le persone che ci feriscono di più sono proprio quelle che abbiamo più vicino, però in qualunque caso, rovina. Inoltre non di rado capita che chi fa phubbing non se ne renda conto, minimizza, dicendo che sta ascoltando, oppure dicendo “Ma me l’hai già detto” e altre cose simili, il fatto è che questo non fa che peggiorare le cose. Una cosa che secondo me è verissima, è che molto spesso i silenzi feriscono più delle parole. Non voglio però chiudere questo articolo con questo pessimismo, voglio piuttosto sperare che questo fenomeno non sia poi così frequente e soprattutto non venga portato ai massimi livelli.

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