Riflessione per l’estate: voglio fare qualcosa di utile.

di Kristina Aliberti

Recentemente ho fatto questa riflessione, cioè che ognuno di noi vuole fare qualcosa di bello della propria vita ed essere felice. Quante volte ci ripetiamo la frase “voglio fare qualcosa di utile della mia vita”? Ma soprattutto, quante volte non lo facciamo mai? E domanda ancora più importante: cosa vuol dire “utile alla propria vita”? Soprattutto nella società odierna, ma sono convinta anche prima, l’uomo non fa mai niente per niente. Ogni cosa deve essere utile a qualcosa. Ogni azione deve portare dei frutti e se non ne porta vuol dire che tale azione è da eliminare. È una cosa positiva o negativa?

Per rispondere a questa domanda prima di tutto dobbiamo soffermarci su cosa voglia dire “utile”. Utile vuol dire che porta qualcosa di positivo, che ci arricchisce positivamente, che ci porta a raggiungere i nostri obiettivi, che si presume ci portino al raggiungimento della nostra felicità. O la felicità di qualcun altro, perché no? Pensiamo al volontariato ad esempio. Si può concludere che qualcosa di utile è qualcosa di funzionale al raggiungimento della felicità. Felicità che è un diritto di tutti e che tutti ricerchiamo. Cos’è la felicità? Beh la felicità si sente… Forse è fare ciò che ci fa stare bene ed essere liberi di farlo. È sentirsi realizzati mentre si fa qualcosa, arrivare laddove si voleva giungere, sentirsi ripagati per il lavoro fatto, essere circondati da amore, sentirsi grati per quello che si ha, stare bene con sé stessi e con il mondo in cui si vive… Sono tante le cose, ma ognuna richiede impegno.

Il 95% delle persone non raggiunge i propri obiettivi, non realizza i propri sogni e non vive una vita felice. Cosa manca? Forse la dedizione, forse la disciplina, ma va a finire che non si fanno le cose utili, sì proprio quelle. Le cose utili alla propria vita, alla propria felicità. Il bello è che spesso uno dice che sta bene così, per poi lamentarsi della propria vita infelice e insoddisfacente e magari invidiando l’amico di successo dicendo che ha avuto solo fortuna. Quando invece l’amico di successo ha lavorato duro e mentre gli altri erano fuori a divertirsi e a non fare niente, lui era lì che lavorava per il suo obiettivo. Non voglio dire che il 95% delle persone sia fatto di perdenti. Semplicemente ognuno, ogni singola persona, ha del potenziale che decide di non utilizzare. Spesso però non è neanche colpa del singolo, ma dell’entourage in cui vive. Se un ragazzo vive in un quartiere disagiato di una grande metropoli, farà molta più fatica ad uscirne, mentre un altro, nato in una famiglia benestante, sarà molto più facilitato ad ottenere ciò che vuole. Il problema è che molto spesso chi può permettersi di fare di più non lo fa, e non lo fa per scelta. Bene, e adesso? Constatato tutto ciò cosa si può fare affinché la situazione migliori? In realtà dovrebbe essere ognuno di noi a “svegliarsi” e a ricercare il proprio potenziale, ma come? Intanto sicuramente chiedendosi se si è felici, se si è soddisfatti e fieri di ciò che si è fatto finora, oggi, questa settimana, quest’anno. Se la risposta è no allora il passo successivo è chiedersi perché. Forse non siamo abbastanza motivati? È faticoso? Non piace abbastanza? Non è la cosa giusta per noi? Non ci rende felici? Se è questo il motivo forse è bene cercare la propria strada, provare qualcosa di nuovo. L’importante è fare. Studiare, cercare, capire e provare a trovare ciò che ci rende felici. Magari possono essere varie cose, perché no? Perché porsi un limite? Ma soprattutto credo che potrebbe non essere immediato trovare quello che fa davvero per noi, quindi l’ultima cosa da fare è mollare. La speranza, la determinazione e la resilienza sono la chiave di tutto. Tutti abbiamo il diritto di essere felici.

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